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CALCIO | 16 ottobre 2014, 14:32

Entella, Paroni si racconta: “Questa squadra è come se fosse la mia famiglia, la serie B la sento mia.”

Intervista a trecentossesanta gradi con il portiere biancoceleste. Il momento attuale, il suo arrivo a Chiavari, la vita privata e....quelle estati con Baldanzeddu. Ecco il ritratto di un ragazzo che ha conquistato Chiavari dento e fuori dal campo.

Andrea Paroni

Andrea Paroni

Secondo il dizionario italiano nel calcio e negli altri sport, il portiere ha il compito di difendere la porta della propria squadra dagli attacchi avversari. Tuttavia da queste parti, Andrea Paroni, vale molto di più di una semplice definizione presa in prestito dalle pagine del vocabolario della lingua italiana. Paroni a Chiavari rappresenta un’ istituzione da raccontare e da ammirare per tutti coloro che amano questo sport e le emozioni che esso regala. Le sue parate hanno fatto la storia recente di questo club, il suo colpo di testa a tempo scaduto a Casale è ormai divenuto leggenda. Ma chi veramente ha avuto il privilegio di conoscere Andrea, sa che, nonostante i cambi di categoria, lui è sempre rimasto quel ragazzo umile e sorridente che nell’ estate di sette anni fa arrivò a Chiavari in punta di piedi con una valigia piena di sogni e tanta voglia di stupire. Poche ore dopo il suo venticinquesimo compleanno il numero uno biancoceleste si è raccontato in esclusiva a Tuttolevante. E’ stata un ‘ occasione per affrontare diverse tematiche, partendo dai temi attuali per poi ritornare a ricordare un passato colmo di aneddoti ed esperienze.

Andrea partiamo da quanto è accaduto in questi giorni. Come avete vissuto il rinvio della sfida contro la Ternana? Quanto voglia c’ era di scendere in campo dopo la pesante sconfitta di Pescara?

Sai, il calcio è bello poiché anche dopo una sconfitta arriva sempre la domenica dopo per rifarsi. In questo caso purtroppo, per motivi tristemente noti, non siamo ancora riusciti a dimostrare che quella di Pescara è stata solamente una brutta parentesi, noi siamo rimasti tranquilli e abbiamo vissuto delle giornate senza particolari pressioni. Credo che questa sia la nostra forza e che alla fine il nostro rimanere sempre uniti e concentrati darà dei risultati importanti. 

Credi che non aver giocato possa far subentrare in voi un po’ di nervosismo? Oppure pensi che queste settimane di lavoro alla lunga pagheranno?

Come dicevo prima avevamo tanta voglia di scendere subito in campo per dimenticare la brutta sconfitta. Però questo non deve assolutamente farci perdere la concentrazione e la serenità. La sfida con la Ternana l’ avevamo preparata bene, sono un grande estimatore del lavoro e penso che in qualunque momento, se svolto con intelligenza, esso possa dare i giusti frutti

La classifica è ancora molto corta ma lunedì sera affronterete una squadra che ha come voi l’ obiettivo della salvezza. Credi che questo peserà sulla preparazione della sfida? Lo ritieni già uno scontro salvezza?

Devo essere sincero: fino a lunedì abbiamo preparato una sfida che poi non si è giocata e solo oggi abbiamo cominciato a pensare al Cittadella. Probabilmente man mano che passeranno i giorni acquisiremo sempre di più la consapevolezza che questa sarà una partita da non sbagliare. Certamente il fatto che loro lottino per il nostro stesso obiettivo deve essere uno stimolo in più per fare bene; il Cittadella è un esempio di come anche il calcio di provincia, se fatto con professionalità e serietà, possa restare per tanti anni nei palcoscenici più prestigiosi del nostro panorama calcistico. Sulla classifica dico che è ancora estremamente corta e, di conseguenza, non dobbiamo assolutamente farci condizionare dalla nostra posizione attuale. Proprio lunedì il mister ci faceva notare come in caso di una nostra vittoria contro la Ternana avremo potuto superare addirittura sette squadre. Certo la posizione che ricopriamo in questo momento non è delle più rosee, tuttavia la nostra convinzione è che in questa categoria possiamo dire la nostra contro ogni avversario e questo inizio di campionato, nel bene e nel male, lo ha dimostrato.

Sfogliamo l’ album dei ricordi: come si materializzò il tuo arrivo all’ Entella? 

(sorride) E' sempre bello ricordarlo. Arrivai all’ Entella perché avevo bisogno di certezze, di un progetto che mi facesse giocare e sentire importante. L’ anno prima del mio trasferimento a Chiavari avevo svolto un’ ottima stagione nelle fila della primavera del’ Udinese. A fine stagione mi dissero che avrebbero voluto trovarmi una squadra che mi permettesse di giocare con continuità. Io, a differenza di molti miei coetanei, non avevo come obiettivo primario quello di approdare in categorie professionistiche. Io avevo diciannove anni e volevo semplicemente giocare, cercavo un progetto che mi potesse far crescere gradualmente senza rischiare di fare il passo più lungo della gamba. E così una sera arrivò la telefonata di quello che sarebbe poi diventato il mio allenatore, Claudio Terzulli. Mi spiegò di come a Chiavari si volesse creare qualcosa di importante e di come la società in pochi anni avesse la voglia e le possibilità di scalare le graduatorie calcistiche. Col senno di poi posso dire che mai, al momento del mio arrivo in questa città, avrei sperato in sette anni di conquistare la serie B.

In questi anni, man mano che si scalavano le categorie, si è  assistito ad innumerevoli rivoluzioni. Quali sono i compagni che più di tutti hanno un posto speciale nel tuo cuore?

Ho avuto molti compagni da cui ho appreso moltissimo ma, soprattutto, ho avuto la fortuna di trovare nel corso del mio cammino amici veri con i quali ho condiviso momenti meravigliosi. Da Gigi Otranto e Daniele Vasoio, passando per Gianluca Soragna che è stato un esempio di leader dentro e fuori dal campo, trascinandoci in un biennio da ricordare. Ma, se proprio devo citarti una persona che più di tutte è stata fondamentale per la mia crescita, voglio parlarti di Vincenzo Committante. E' stato un esempio per me, mi ha aiutato in modo fantastico ad orientarmi nella mia prima esperienza fuori da casa ed è stato l’ amico che ogni giovane calciatore dovrebbe avere nella propria vita. Quello che ho imparato dal nostro rapporto di amicizia cerco quotidianamente di trasmetterlo adesso ai tanti giovani che abbiamo in rosa. Nelle piccole cose, dai consigli agli abbracci fino ad arrivare ai passaggi in macchina, cerco di mettere la mia esperienza al servizio dei più giovani così come sette anni fa Vincenzo fece con me.

Tutti noi siamo abituati a vedere Andrea Paroni sorridente e disponibile all’ interno del rettangolo verde e non solo. Ma al di fuori del tuo lavoro che cosa ti rende felice? E se hai bisogno di svago in cosa lo trovi?

Mi ritengo un privilegiato perché sono riuscito a far diventare questa mia passione un lavoro e oggigiorno ciò non è assolutamente scontato. Detto questo i miei momenti di felicità e tranquillità sono con la mia ragazza che accompagna con amore ogni mia giornata e poi un’ altra cosa  che mi rende felice e mi fa sognare è andare in Colmata dai più piccolini dove si respira la vera passione per questo sport. I bambini giocano e si divertono, il pallone per loro è uno strumento meraviglioso grazie al quale, nonostante mille difficoltà, si può continuare a sognare.

A proposito di questo, anche tu un tempo eri un bambino;  come loro sognavi con in mano un pallone. A rendere speciali le tue giornate estive c’ era un altro bambino determinato come non mai: Ivano Baldanzeddu. Hai voglia di spendere due parole sul vostro rapporto?

Certamente. Questa è una storia meravigliosa. A volte il destino ci offre sviluppi tanto  imprevedibili quanto straordinari. Mia madre è originaria della Sardegna dello stesso paese di Ivano e noi, ogni estate, trascorrevamo le vacanze proprio lì. Eravamo due bambini con una grande passione per il calcio, non importava giocare su un campetto di erba oppure in mezzo ad una strada, molto spesso le porte le facevamo noi con due sassi. Spesso si tornava a casa con le ginocchia sbucciate ma eravamo felici e avevamo tanta voglia di sognare. Ritrovare Ivano in serie B con la maglia di questa squadra che ormai per me è una famiglia è qualcosa di unico, di commovente. Fa capire che i sogni vanno inseguiti e che la vita va conquistata giorno dopo giorno con grandissima passione. Purtroppo Ivano qualche settimana fa ha subito questo tragico infortunio ma la sua grinta e la sua determinazione, che da sempre lo contraddistinguono, sono certo lo faranno tornare in campo al più presto e più forte di prima. Lo spirito con il quale sta affrontando questa riabilitazione è pazzesco, noi tutti abbiamo solo che da imparare.

Andrea Paroni, uomo vero dentro e fuori dal campo: i miracoli di Biella, la rete a Casale, un rigore parato a Cremona sono solo alcune delle imprese che legheranno per sempre questo ragazzo dall’ animo gentile al club del Presidente Gozzi e, intanto, “il tempo passa e lui non passa mai".

Nicolò Pagliettini

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