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PALLANUOTO | 07 marzo 2017, 10:18

"Mio papà Gianluca, mio fratello Giacomo, Cupido, Fondelli, Caliogna e Kasas: questa è la mia pallanuoto"

Gregorio Federici, giocatore del Camogli (serie A2), si racconta in una lunga intervista al settimanale Il Nuovo Levante. Ecco i passaggi più significativi.

Gregorio Federici

Gregorio Federici

Gregorio Federici, giocatore del Camogli (serie A2), si racconta in una lunga intervista al settimanale Il Nuovo Levante, a cura di Gabriele Ingraffia. Ecco i passaggi più significativi.

 

Papà Gianluca, 56 anni, è stato un grande giocatore, fra serie A e B (all'epoca non c'era la A2), con Camogli, Savona, Fiamme Oro Roma, Chiavari e Lavagna, poi è diventato allenatore e, nello scorso campionato, era al Chiavari in A2.

Il fratello Giacomo, 24 anni, ha fatto le giovanili nel Camogli, la serie B a Rapallo, poi la A2 nel Torino '81 e ora di nuovo la B con la Dinamica Torino. Poi, c'è lui, Gregorio, 21 anni, (giovanili del Camogli, due anni in A2 a Chiavari, ora in A2 a Camogli) la terza generazione della famiglia Federici. Hanno tutti la pallanuoto nel dna. "E' uno stile di vita: pallanuoto significa sacrificio, educazione, rispetto delle regole, divertimento, passione, fatica e potrei andare avanti per ore... " sorride Gregorio che, già da bambino, girava le piscine insieme al papà.

"E' uno sport che non regala niente a nessuno se non semini, ovvero non ti alleni con costanza e impegno, anche con tutto il talento del mondo, non raccogli niente – sottolinea -. Per me e per la mia famiglia è il discorso più frequente quando si è a tavola, mia madre infatti spesso si innervosisce...".  

Nelle giovanili del Camogli, Federici ha vinto tanto ma le sue maggiori emozioni sono arrivate in prima squadra. "Al mio secondo anno passato a Chiavari, con mio padre allenatore, eravamo partiti per salvarci, con un gruppo molto giovane facemmo un campionato ottimo, arrivando nella parte alta della classifica. Avevo segnato tanti gol, mi ero tanto divertito. Anche l'anno scorso, comunque, fare i playoff a Camogli, in una piscina magica, con i nostri tifosi è stato davvero esaltante".

Tanti campionati, tanti compagni di squadra, tanti avversari. Ma nella carriera di Gregorio Federici, c'è chi ha lasciato il segno più di altri. "Il più forte in assoluto con cui ho giocato è Luca Cupido (ha fatto le Olimpiadi di Rio de Janeiro con la nazionale statunitense, ndr) molto completo e talentuoso oltre ad essere mio grande amico – dice Federici -. Il secondo è Andrea Fondelli che rispecchia, secondo me, il pallanuotista: umile, meno talentuoso dei campioni contro cui gioca ma con il lavoro e superando tante difficoltà, cambiando ruolo e faticando è arrivato a vincere una medaglia olimpica. Il terzo è un mio attuale compagno di squadra: Edoardo Caliogna, lui è sicuramente oltre che una persona ottima che stimo molto è anche un pallanuotista straordinario, perchè capisce la pallanuoto prima degli altri ed è molto bravo ad insegnare ai più giovani, qualità molto rare".

Federici, per il nostro portale tuttolevante.it, aggiunge. 

C'è un giocatore con il quale Federici avrebbe voluto giocare in squadra insieme: Tamas Kasas, ungherese che era alla Pro Recco. Lui è il mio giocatore di pallanuoto preferito". Gregorio Federici è pronto per una finale da protagonista con la calottina del suo Camogli: "Un anno particolare, caratterizzato da infortuni e difficoltà alle quali non eravamo abituati e lo abbiamo pagato in alcune partite – chiosa -. È un campionato molto equilibrato, si può perdere e vincere con qualunque avversario, lo abbiamo testato sulla nostra pelle. La squadra che ha qualcosa in più delle altre è la Florentia, che è appena scesa dall'A1 e ha ambizioni di risalire subito con giocatori di alto livello, l'Imperia sta dimostrando di essere un'ottima squadra: molto fisica e quadrata e di meritare il posto che occupa . L'obiettivo che ci eravamo prefissati ad inizio anno sono i playoff e ci crediamo ancora perché la strada ancora è molto lunga e c'è il tempo per fare qualsiasi cosa. Ora dobbiamo continuare a lavorare sodo, come stiamo facendo, e pensare partita per partita a fare il massimo e alla fine del campionato tirare le somme e vedere se abbiamo centrato o meno l'obiettivo".

Gabriele Ingraffia per Il Nuovo Levante

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