CALCIO | sabato 01 agosto 2026 05:10

CALCIO | 16 agosto 2013, 11:05

Mirko Garbarino l'austriaco

L'ex tecnico di Saline, Val d'Aveto, Rivasamba e Ciassetta allema la Primavera del Reichenau, in Austria, a Innsbruck. L'anno scorso ha vinto il campionato. Si racconta a Tuttolevante.it

Mirko Garbarino mentre guida un allenamento del Reaichenau.

Mirko Garbarino mentre guida un allenamento del Reaichenau.

Ci sono passioni che ti accompagnano a qualsiasi latitudine le circostanze della vita ti abbiano spinto. Se queste passioni sono accompagnate anche dalle capacità è praticamente impossibile metterle da parte.

Mirko Garbarino ne è un esempio. Giocatore e allenatore per tantissimi anni nelle squadre del levante, Mirko da due anni vive in Austria, a Reichenau, in particolare, quartiere di Innsbruck.

Qui Garbarino ha aperto una nuova fase della sua vita personale, lavorativa e calcistica.

Proprio così. L'ex tecnico di Saline, Val d'Aveto, Rivasamba e Ciassetta continua ad allenare anche a centinaia di chilometri dal Tigullio.

Insieme a Matteo Spatafora, preparatore atletico in Romania, è il tecnico più internazionale del calcio di casa nostra.

Garbarino, in due anni la sua vita è cambiata. Il calcio, però, è rimasto.

Sto bene, sono sereno. Perchè sono finito in Austria? Tutta questa storia ha un solo nome: Verena. Lei veniva in vacanza nel Tigullio. Ci siamo incontrati. Due anni fa ho deciso di trasferire qui la mia vita. Per fortuna sono riuscito a portare con me la mia passione per il calcio.

Dove allena ora?

Guido la Primavera del Reichenau, un quartiere di Innsbruck.

Paragoni con il calcio italiano?

Difficile farne perchè le categorie austriache sono differenti dalle nostre. Diciamo che come livello la prima squadra gioca tra serie D e Lega Pro.

Come è nata questa possibilità?

Per caso. Due anni fa stavo giocando a pallone con amici a Innsbruck. Uno di loro mi disse che il Reichenau stava cercando un allenatore per la Primavera. Mi sono fatto coraggio e mi sono proposto. Mi hanno preso in prova. Dopo meno di una settimana ero ufficialmente l'allenatore della squadra.

Risultati?

Abbiamo vinto il campionato confrontandoci, tra l'altro, con società che giocano nella serie A austriaca. Una bella soddisfazione.

Ha subito fatto centro....

Il merito è del materiale che avevo a disposizione. Poi io ci ho messo del mio. Ma in campo ci vanno i ragazzi.

Differenze con il calcio italiano?

Moltissime. In generale si può dire che qui prevale l'aspetto fisico piuttosto che quello tattico. Probabilmente si picchia di più sui campi austriaci. Ma c'è un rispetto dell'avversario e una cultura dello sport che purtroppo a noi mancano.

Tatticamente lei è sempre stato molto preparato. Si stupiscono quando insegna loro qualcosa?

Ora un po' meno. All'inizio sì. Mi ricordo una volta, proprio durante un esercizio tattico, ad un certo punto mi guardai attorno: fuori dal campo erano tutti fermi a vedere cosa stavo facendo e ad un certo punto è partito anche un applauso. Eppure non mi ero inventato niente di particolare.

Come fa con la lingua?

(ride) Io dico sempre che parlo come Tarzan. Uso frasi del tipo “tu andare”, “tu tornare”, “tu marcare”. Diciamo che mi faccio capire. Sono andato a scuola. All'inizio è stata dura. Ora parlo sgrammaticato, ma capisco tutto quello che mi dicono.

Con i ragazzi, dunque, nessun problema di comunicazione.

Direi di no. Ma anche loro sono bravi. Molti studiano l'italiano. Conoscono bene le parolacce.

E lei? Quando urla dalla panchina che lingua parla?

Nel momento di foga magari anche in genovese (ride ancora). In realtà, dopo le prime partite, ho capito come ci si comporta ad esempio nei confronti dell'arbitro. Qui nessuno protesta.

Un mondo a parte...

Per molti versi sì. Anche per i campi da calcio: qui uno è sintetico, gli altri dieci in erba naturale. E poi ho imparato anche diverse cose. Ad esempio lo sa che esiste nel nostro campionato il cartellino blu? La prima volta che l'arbitro lo ha estratto non sapevo cosa pensare. Invece è una sorta di espulsione temporanea di un giocatore: per alcuni minuti giochi uno in meno, un po' come accade nei venti secondi di espulsione nella pallanuoto.

Continua a seguire il calcio di casa nostra?

Certo, mi tengo informato. Un po' per abitudine e un po' perchè ho ancora molti amici. Ora potrò seguire meglio anche grazie a tuttolevante.it.

Tornerà in Italia?

Questo è difficile da dire. Per ora la mia vita è qui. In futuro si vedrà. E poi io comunque torno spesso. Non posso stare molto tempo senza stare un po' con i miei due figli.

 

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore